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Il libretto rosso del trio occhialuto antifascista

Bisogna partire dal basso, la satira parte sempre dal basso e tende a colpire verso l’alto, verso ogni forma di potere. Solo così può funzionare: dal basso verso l’alto, non ci sono altri movimenti possibili. Dal basso nasce anche Fumetti di Cane, una nuova realtà tutta indipendente dedicata alla nona arte e rivolta, come dice il nome, a lettori cagnacci, per certi aspetti randagi.

Parliamo di fumetti uniti dall’intento di voler ignorare ogni tipo di forma per esser scomodi, spinosi e provocatori. Tra questi «Il libretto rosso del trio occhialuto antifascista» di Davide La Rosa, il primo nato in questa famiglia tutta bastarda.

Tutto funziona bene, è molto facile da spiegare. Ci sono Giuseppe Saragat, Sandro Pertini e Pietro Nenni, il libro racconta le loro avventure attraverso una serie di storie, c’è anche Benito Mussolini ma quest’ultimo detona male alla fine di ognuna di queste.

Ecco lo schema nel quale si muove la narrazione di La Rosa, cambiano i punti di vista, i piani del duce per riportare il fascismo e i suoi derivati verso una solidità ancora maggiore, ma non cambia la sostanza, così come la detonazione finale che dà sempre la stessa soddisfazione.

Il trio del libretto rosso antifascista

In prefazione gli apprezzamenti di SIO, di chi ha fatto del disegno minimalista il suo marchio di fabbrica portandolo verso il grande pubblico. Questo permette oggi una maggior comprensione rispetto un lavoro volutamente stilizzato, che come il Gipi della migliore tradizione italiana (penso ad esempio a LMVDM) alterna il “disegno brutto” a una o più tecniche miste. Così la fotografia e il collage nobilitano un tratto che già di suo risulta credibile, come se ci fosse bisogno, e dovessero essere alcune tecniche più immediate a dover avvalorare la linea sporca del disegnetto stilizzato su carta.

Parlare di fascismo è una cosa seria, significa parlare di un qualcosa che esiste e che cambia nomi e facce, cambia addirittura il suo racconto, piegando i suoi principi, pur di non essere visto. Farlo con l’approccio del trio occhialuto significa farlo con autenticità in una dimensione tanto fantastica quanto veritiera.

Difficile trattenere un sorriso di fronte all’incontro tra Batman e Pulcinella, anche questo fa parte del gioco continuo tra i tanti stereotipi capaci di non stancare. Tanto lo sanno tutti che i fascisti vivono nelle fogne, così come parlare di Svezia o di Ikea sia in fondo la stessa cosa.
In questo senso non possiamo parlare di quella satira che colpisce, ma di un cinismo politicizzato che attraverso la narrazione ironica sposta l’attenzione su aspetti di grande peso nel nostro dibattito contemporaneo.

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Un libretto la cui miglior qualità risulta essere quella del coraggio, nel suo presentarsi graficamente, ma sopratutto nel suo cuore, nel suo contenuto. Tralasciando ogni intento moralista viene puntato il dito contro le nuove politiche populiste e la scacchiera salviniana. Facile sparare sulla croce rossa penseranno i più, meno facile quando in un fumetto – in cui i Wu Ming diventano figure da far impallidire i power ranger – viene finalmente spostata l’attenzione sul camaleontico Mentana, il ruolo e la colpa da attribuire al dibattito pubblico nel quale il discorso fascista non dovrebbe neanche entrarci.

Tutto infatti funziona bene, l’ho già detto. Funziona bene perché c’è la certezza di una detonazione finale e anche se non ci sarebbe nulla da ridere quando si parla di fascismo, l’esplosione finale è lontana da ogni espiazione, fa luce sulle mille facce del nero e strappa un sorriso. Lo stesso che ci consola quando viene schiacciato chi mira a ledere la libertà e i principi altrui. Un ghigno occhialuto di estrema e democratica soddisfazione antifascista. 

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