I migliori libri del 2025 di Andrea Pennywise

I migliori top libri del 2025 di Andrea Pennywise

Come vuole la ricorrenza è giunto il momento di tirare le somme, di stilare la lista del meglio delle letture dell’anno appena trascorso. Nel farlo ho deciso di appuntare i libri più sorprendenti e non necessariamente legati alle uscite degli ultimi 12 mesi. Come sempre le liste sono uno specchio dei nostri percorsi di lettura, delle nostre scelte e – le volte – del caso. Bene aggiornarsi con i libri della contemporaneità, ma altrettanto andare a scavare nelle storie del passato.

Ecco quindi il meglio del 2025 secondo #UnAntidotoControLaSolitudine:
5 capolavori + 3 grandi scoperte, in caso tutte da appuntare.

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8 – L’uomo scatola di Kōbō Abe (Mondadori)

Kōbō Abe l’ho conosciuto da bravo ricercatore di libri rari. Il suo «La donna di sabbia» viene ancora venduto su Ebay a prezzi assai proibitivi, così come molti dei suoi pochi libri tradotti in italiano. Così era anche per la storia dell’uomo scatola, di questo tizio pronto a raccontarci attraverso il suo diario di come costruirci una scatola di cartone dentro la quale infilarci e magari girare per tra le inquietudini delle nostre strade.
Zero tentennamenti, lui non ha dubbi sul da farsi: gira nel Giappone degli anni 70 e si trova in un vero e proprio giallo metafisico.

Tra le letture più difficili di questo ’25, contento di aver recuperato una voce giapponese fondamentale. Non è un caso che quando morì Mishima, Abe diventò il più importante autore nazionale.
Proprio nell’anno in cui gli «Strani disegni» di Uketsu hanno fatto molto discutere, ecco spuntare una sorta di padre letterario, di vero e proprio punto di riferimento. Un’esperienza di lettura non per tutti, una ripubblicazione preziosa come poche.

Consigliato a: un lettore più ambizioso, amante dell’anima weird nipponica.

7 – Il museo degli sforzi inutili di Cristina Peri Rossi (SUR)

Sarebbe sbagliato definire Cristina Peri Rossi come quell’autrice a cui Julio Cortàzar dedico svariate poesie d’amore. Lo sarebbe stato se non fosse per questa ripubblicazione targata SUR, mi sarei perso una maestra del metafisico, sarei potuto scadere nel pensiero di una voce messa in ombra/risalto da uno dei più grandi autori nel Novecento. Certo non aiuta il fatto che «La nave del los locos», quello che a detta della critica sia il suo capolavoro, sia ancora inedito in Italia.

Il livello è altissimo, racconto dopo racconto si delinea il profilo di un monolite, di quella che oggi è forse una delle voci più importanti che arrivano da un secolo sempre più lontano, straniera anche del suo tempo.
Basteranno poche storie per navigare su un mare di maestria, salendo su una di quelle navi a cui Peri Rossi tanto è affezionata. La direzione è quella delle onde alte, della stratificazione del linguaggio e della realtà stessa.

Consigliato a: amanti del mondo ispanoamericano e della lettura in 3D, ai navigatori più coraggiosi.

6 – Twist di Colum McCann (Feltrinelli)

Nonostante la nazionalità irlandese, vidi per la prima volta McCann nel bellissimo documentario America tra le righe. Naturalizzato americano, il suo è uno sguardo strettamente legato all’attualità: si pensi al più famoso «Apeirogon», tornato al centro del dibattito a causa dell’atavico conflitto istraelo-palestinese. Così come «Questo bacio vada al mondo intero», alla storia del funambolo che nel ’74 attraversò su un filo la distanza che separava le Torri Gemelle. L’ennesimo espediente per parlare ancora di contemporaneità.

Anche il nuovo «Twist» non è da meno. C’è uno scrittore in un periodo della sua vita familiare e compositivo allo sbando, deve rimettersi in piedi, cercare un nuovo inizio. Così si arruola come giornalista su questa nave il cui compito è la riparazione delle tubature sottomarine, le stesse in cui oggi passa internet. In quei tubi camminano i nostri desideri, i film porno, le richieste di aiuto, il presente tutto. E se i tubi diventassero una metafora delle relazioni? Mettiamo che il tubo reciso prima debba venire cercato, ma poi avrà sento un’ipotetica riparazione? si potrà effettivamente pensare di aggiustare un danno che sembrava forse irreversibile?
Niente paura, tutto sarà raccontato con la lingua frammentata dell’abisso.

Consigliato a: chi ama Cuore di Tenebra e si vuole ancora affacciare sull’abisso dei nostri giorni, senza tralasciare gli amanti della bella scrittura.

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5 – Il Patto del Re di Joe Hill (Piemme)

La verità è una: Joe è diventato grande. Figlio di Stephen King, erede di una tradizione tanto ingombrante quanto immersa nell’immaginario collettivo, torna con la sua nuova storia di amicizia e draghi.

Al libro non manca niente: le citazioni all’universo del papà, il fantastico, l’orrore che da sempre accompagna anche le sue storie e i continui colpi di scena. La struttura guarda alla dark accademia di Donna Tartt, il drago arriva diretto dal Regno sotto la Montagna in cui già era stato un certo Bilbo Beggins, i libri rubati e le storie che contengono dalla tradizione dei libri di sangue di Clive Barker. Tanti i riferimenti che non attentano all’originalità.

900 pagine condite da dialoghi pungenti e ritmo da serie tv, Hill abbandona da sempre anche le descrizioni più prolisse che hanno fatto la fortuna di King e fa un nuovo patto con i lettori tutti: Hill si fa portavoce di una tradizione, nel mentre ha deciso di prendersi lo scettro.

Consigliato a: chi si è perso il romanzo di genere più appassionante dell’anno.

4 – Austral di Carlos Fonseca (Sellerio)

Sentivo parlare del suo libro precedente, per l’esattezza avevo «Museo animale» sul comodino da diversi mesi. Esce questa nuova storia australe, arriva in libreria e io leggo la quarta. Mi dico che non è possibile che questo autore riesca in appena 200 pagine a “tenere” l’ambizione di quanto racconta quel risvolto di copertina. Così decido di metterlo alla prova, accantonando il suo museo, per capire di che pasta sia fatto.

Fonseca nasce in Costa Rica, vive per molto tempo a Porto Rico, ma di sudamericano pare abbia ben poco. La fascetta del libro strizza l’occhio al trio Bolaño-Borges-Calvino, nulla di più sbagliato. Ed è si vero che Bolaño potrebbe ricordarlo, come potremmo chiamare in causa l’estro tutto impalpabile di Ernesto Sabato, ma esclusivamente nella dimensione dell’inafferrabile, nella capacità di Fonseca di trascinare il lettore in una vicenda che si siede su un mistero così grande e singolare da diventare perturbante. Qui però dobbiamo scomodare ben altri scrittori: Thomas Bernhard, Elias Canetti e Ludwig Wittgenstein.

Non a caso oggi Fonseca insegna in Inghilterra e starà sicuramente scrivendo il suo quarto libro. Da poche estati sembra che abbia superato i 35 anni. Il sottoscritto, nel caso il ragazzo mantenga un certo grado di costanza, guarda al Nobel sornione e senza provocare poi troppo.

Consigliato a: chi ama affermare – anche a distanza di tempo -: Te lo avevo detto!

3 – Sopra eroi e tombe di Ernesto Sabato (Einaudi)

La storia d’amore tra Martín e Alejandra, lui uno scappato di casa, lei la rappresentazione della pazzia argentina, di quella locura che si può raccontare solo in storie come questa. Sappiamo tutto dalla prima pagina: lei da fuoco alla sua casa, alla sua famiglia e a sé stessa. Lui troppo cieco per osservare il vero volto di un amore non-corrisposto. Nulla di originale, ma c’è qualcosa d’inafferrabile, un elemento che non si riesce a individuare per il quale tutto diventa magnetico.

«Sopra eroi e tombe» è un tango di morte che parla di un paese ermetico, lo fa trasformandosi, prima in passione, poi in un romanzo di Kafka, poi di nuovo in un passo a due. E se la parte dei ciechi, la metà del libro, viene considerata una dei capolavori di tutta la letteratura argentina un motivo ci sarà.

Sabato in vita scrisse solo tre romanzi, lasciando un’eredità inqualificabile. Così come le sue storie, come il suo sguardo, come le notti a Buenos Aires, quelle piene di stelle e di topi nelle fognature. A voi la sfida, provate ad afferrarlo. Come si afferri un amore, senza aggrapparsi a un bicchiere di mate, rimane poi un altro mistero.

Consigliato a: chi ama il cuore di Kafka, il tango e la possibilità di un amore e un paese pieno di fiamme.

2 – Il giorno dell’ape di Paul Murray (Einaudi)

Tra i più discussi dell’anno, tra quelli che urlano al capolavoro e chi si appella al bluff editoriale pompato dal marketing. Il sottoscritto litiga sul tema da mesi a questa parte.
Una storia familiare fatta di sesso, solitudine e di tutte quelle maschere che mettiamo nei rapporti. Murray ci porta nel dietro le quinte delle nostre scelte di vita, ci mostra il peso di ogni bugia e di un destino non sempre clemente.

Personaggi pieni di desiderio messi in un contesto irlandese chiuso, cattolico = corto circuito.
Flusso di coscienza senza punteggiatura.
Uno dei finali più belli degli ultimi anni.

Qui mi fermo però, perché se non hai capito questo giorno dell’ape ti ho già raccontato tutto qui.

Consigliato a: chi non ha mai digerito Franzen e non si ferma di fronte al chiacchiericcio sterile da social.

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1 – Rayuela. Il gioco del mondo di Julio Cortázar (Einaudi)

Come raccontare uno dei libri più complessi e generazionali dello scorso secolo. Come si può pensare anche solo lontanamente di raccontare come uscire dal labirinto di Parigi, quello che apri una botola e poi ti trovi in bilico su una trave, appoggiata tra due finestre di Buenos Aires.
Anche io ho giocato, l’ho fatto senza salti, seguendo la lettura più classica di questo romanzo mondo.

Camminavamo senza cercarci pur sapendo che camminavamo per incontrarci.

Il gioco del mondo è stato leggerlo camminando per Parigi, con la persona che ami. Il gioco è stato continuare a pensare a quelle pagine andando a lavoro. Anche dandosi la possibilità di non capire tutto, fa sempre parte della vita. Di come quando lanci il sasso sulla rayuela, sulla campana che ben conoscevamo da piccoli, sapendo che i salti a venire saranno quelli di una vita intera. Genio, amore e oblio: così è la letteratura, così è stato Cortazàr, così forse è la vita.

Le vite che terminano come gli articoli letterari dei giornali e delle riviste, cosí pomposi in prima pagina per poi finire in una coda sbiadita, più o meno alla pagina trentadue, tra gli annunci di aste e di dentifrici.

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Forse è mancato il grande classico, sicuramente sono mancate molte novità. Manca anche la tua, in caso fammi sapere sui vari social o dove preferisci le tue letture top e le tue scoperte. Io ti do appuntamento all’anno nuovo, sempre qui su #UnAntidotoControLaSolitudine e ti rilascio la mia lista:

Top

1 – Rayuela. Il gioco del mondo di Julio Cortázar (Einaudi)
2 – Il giorno dell’ape di Paul Murray (Einaudi)
3 – Sopra eroi e tombe di Ernesto Sabato (Einaudi)
4 – Austral di Carlos Fonseca (Sellerio)
5 – Il Patto del Re di Joe Hill (Piemme)

Bonus track

6 – Twist di Colum McCann (Feltrinelli)
7 – Il museo degli sforzi inutili di Cristina Peri Rossi (SUR)
8 – L’uomo scatola di Kōbō Abe (Mondadori)

I migliori libri del 2025 di Andrea Pennywise

Autori: Carlos Fonseca, Colum McCann, Cristina Peri Rossi, Ernesto Sabato,
Joe Hill, Julio Cortázar, Kōbō Abe, Paul Murray
Editori: Einaudi, Feltrinelli, Mondadori, Piemme, Sellerio, SUR
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tag #Americana #Argentina #Classifiche #CostaRica #Giappone #Irlanda #Uruguay

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