Parti e omicidi. Le donne di Murata Sayaka.

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I media giapponesi la chiamano “Crazy Sayaka”, questo l’ho scoperto dopo aver chiacchierato con molte delle sue lettrici italiane. Il sottoscritto invece, l’aveva sempre sentita nominare con grande entusiasmo, senza mai averla affrontata. Poi c’è stato il Salone Internazionale del Libro e ho visto tutto da vicino, ho capito qualcosa in più sul rapporto tra pazzia e passione.

Ospite in Italia per presentare il suo «Parti e omicidi», la fila per incontrare Murata Sayaka è stata impressionante. Proprio l’autrice del Sol levante che da anni, grazie alla continuità trovata con Edizioni E/O, continua a far parlare di sé. Così ho voluto farmi un’idea, approfittando della sua ultima raccolta di racconti e di questo affollato incontro torinese.

Nel periodo nostrano della Japan-fever, in un mercato con una forte richiesta per cui la qualità letteraria e fumettistica non è sempre al centro della proposta, mi rassicuravano le numerose traduzioni estere dei suoi libri, ma soprattutto i riconoscimenti come il Premio Akutagawa: il più prestigioso dei premi letterari giapponesi vinto nel 2016. Sul resto sapevo ben poco, se non il dovermi preparare a scenari non del tutto ordinari, a qualcosa di forte.

In un mondo in cui l’amore e il sesso non conducono più alla riproduzione della specie, l’omicidio rappresenta lo stimolo principale alla procreazione. L’intento di sopprimere una vita diventa la chiave di volta per crearne altre.

È questo l’espediente della storia dei parti e degli omicidi, il racconto più lungo della raccolta: una società in cui il sesso non è più funzionale alla procreazione, questa avviene grazie a procedimenti artificiali che vanno al di là dell’identità di genere. Uomini e donne possono diventare gestanti o possono essere obbligate a diventare tali per dare alla luce una o più vite. Nel caso dovessero arrivare a dieci, nel caso dedicassero a questo servizio pubblico gran parte della loro vita, avranno il diritto di ricevere un premio.

Nella società di Sayaka dieci nascite valgono una morte, dieci feti sono la possibilità di uccidere legalmente una persona come ricompensa. Negli anni in cui il Giappone registra il calo più preoccupante in quanto a nascite e crisi dei matrimoni, questa autrice ha anticipato di dieci anni (essendo un libro del 2014) un fenomeno che si sarebbe solo accentuato.

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Ikuko, Tamaki e Misaki, sono rispettivamente zie e nipote. Una nel pieno del mondo del lavoro, una gestante e l’altra nel fermento della formazione adolescenziale, sono tutte pedine mosse sulla scacchiera dell’etica e della distopia. In un mondo in cui tutti vivono a stretto contatto con la morte, in ogni istante, in ogni momento, sono proprio le donne di Murata Sayaka a descriverci dove vivono e cose le circonda. Dalle loro paure ai loro istinti omicidi, sono gli sguardi al femminile che metteranno il lettore di fronte a domande spinose.

Cosa è giusto e cosa è sbagliato? Diamo il giusto peso alla morte? Siamo consci della valenza del passato, di come la società e la Storia che abbiamo alle spalle sia tanto cangiante quanto preziosa? Come sarà la vita di domani quando il presente sembra già un incubo?

Mi chiedo se siano questi i motivi della massiva presenza al femminile in quella presentazione, mi chiedo come mai i suoi lettori siano prevalentemente giovani donne. Forse proprio per questa attenzione al non detto, per la funziona maschile svuotata da molta della sua identità contemporanea o semplicemente per una sensibilità e un’oscurità condivisa. Chissà.

In definitiva mi chiedo cosa sia per davvero il desiderio di eliminare un’altra persona, e non riesco a darmi risposta.

Forte è forte, proprio come l’avevo descritta. Sulla pagina c’è un’autrice che non ha paura di osare, di spingersi verso anfratti bui, di tornare nell’oscurità amniotica per provare a occultare il nostro perbenismo, la nostra realtà altrettanto piena di finzione e luoghi comuni.

Sayaka sembra mettere tutto in un acquario, dopo averne creato la vita, dopo averlo curato con dovizia di particolari, siede sulla sua poltrona preferita situata di fronte la teca ed osserva, come se tutto fosse normale, come se tutto non dipendesse da lei, ma da noi e da un potere politico più alto che in qualche modo dovremo subire con l’illusione di avere una nuova possibilità di cambiamento.

La “ normalità” del mondo di oggi non è altro che il miraggio di un istante.

Triade e Un matrimonio pulito sono altri scenari in cui il sesso si muove con regole diverse, in relazioni allargate nel primo caso e matrimoni idilliaci nel secondo, ma dai quali è scomparso ogni atto fisico. Anche qui osserveremo due fazioni invisibili, quella razionale e quella irrazionale, quella del buon costume e quella da condannare in pubblica piazza. In questi racconti, come nella storia dei parti, c’è sempre un noi e un loro, due gruppi inconciliabili.

Murata-Sayaka

Sayaka non si distingue per una scrittura ricercata, la sua sembra essere figlia della tradizione giapponese legata al genere. Niente guizzi stilistici e dialoghi pieni di silenzi e parole pensate, calibrate, come se i suoi personaggi non avessero fretta di rispondere, come se si dovessero proteggere senza mai svelarsi completamente. Siamo quindi lontani dagli autori più classici della tradizione orientale, lo siamo anche dalla raffinatezza e le strutture di Haruki Murakami. Qui ci troviamo di fronte a una parente lontana di Kōbō Abe, del suo fantastico immerso in una realtà che nasconde il mostruoso.

Solo in Ultimi momenti di vita si svela, con la speranza che la “morte naturale” possa un giorno tornare in un società abituata a un loop continuo di vita in cui anche la possibilità di spirare è stata abolita. Solo nel racconto di quattro pagine che chiude il libro Sayaka commette l’errore di esporsi con un desiderio di speranza e tolleranza.

«Parti e omicidi» solo alla fine diventa una raccolta tematica attraverso la quale seguire il percorso di diverse donne dalla nascita, passando per l’adolescenza, il matrimonio e infine la morte. I quattro racconti sono la fotografia di quattro momenti chiave di ogni vita, in questo caso estremizzati, senza però perdere di vista la nostra realtà. Il Giappone diviene qui uno sfondo tanto particolare quanto universale, ci si allontani dall’idea del paese esotico in favore di un paese che parla ai nostri giorni e al nostro sentire.

Se vuoi credere davvero nel mondo in cui dici di credere, devi capire e tollerare tutti coloro che credono nel mondo in cui tu non credi.

Così a distanza di giorni sono qui, con queste storie impresse nella testa e la consapevolezza che mi manchi qualcosa, che io non sia riuscito ad afferrare ancora tutto per capire appieno questo fenomeno Sayaka. Sicuramente rimango con la curiosità di leggere altro, passando per un approccio ai suoi romanzi e al binomio tanto discusso formato da «La ragazza del convenience store» e «I terrestri».

Murata Sayaka Salone del libro di Torino

Continuo a pensare a tutte quelle lettrici e a quell’universo che in quanto uomo mai riuscirò pienamente a capire. Sayaka parla sì di società complesse, forza i limiti e le barriere che ci proteggono all’interno dei nostri microcosmi, nelle nostre stanze buie dove tutto è nascosto. Ma c’è un pubblico, di cui io non faccio parte per questioni anagrafiche e di genere, a cui riesce a dire qualcosa di più, riesce a parlare una lingua che tocca alcune corde molto in profondità.

Sarà il sesso? La volontà di mettere i corpi al centro della narrazione? O magari sarà il racconto della possibilità di una violenza al femminile, quella che alla nostra società difficilmente può appartenere per convenzione alle donne. Loro che le volte devono lasciarla sedimentare, le stesse che non sono sempre sovrane delle proprie scelte e che in Sayaka potrebbero trovare il manifesto di una società tanto più spaventosa quanto più libera.

Molto mi sarà sfuggito e forse mi sfuggirà, ma non una grande verità che ho sottolineato in questa esperienza di nascita e morte: l’amore può essere il figlio illegittimo di pazzia e passione. I figli si amano per natura, ma è l’amor proprio che dovrebbe essere il centro del mondo, a prescindere dai nostri legami. Forse gli stessi figli metaforici le volte vanno lasciati andare, è così che vanno uccisi, sempre per combattere chi sarà pronto a cancellarci. Il tutto per la possibilità di un amore sincero, anche solo per un’idea di questo.

Autore: Murata Sayaka
Traduttore: Gianluca Coci
Editore: Edizioni E/O
Collana: Dal mondo
Credit foto evento: @piccolomicrocosmo
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