Perso nel bosco di Dario Panzeri

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita.

Lo scriveva Dante nella sua Commedia, ma non credo serva scomodare il sommo poeta per entrare in quella dimensione di smarrimento. Perdersi è umano, comune e, forse troppo spesso, brancoliamo nel buio di boschi privati alla ricerca di luce.

Anche l’esordio di Dario Panzeri (l’ennesima uscita del Progetto Stigma targato Eris Edizioni) sembra trovare la sua dimensione tra rami d’inquietudine, ombre pericolose e maschere caleidoscopiche.


Perso nel bosco è un viaggio grafico che si apre con l’accettazione di una paura atavica e indefinita, con il fare i conti con la pellicola in bianco e nero di un momento preciso e delicato della nostra vita.


A guidare il lettore tra rovi spinosi sarà una figura grottesca: all’apparenza una sorta di Batman underground, del quale Panzeri sarà sicuramente un grande ammiratore. Ma non bisogna mai fermarsi al primo sguardo, non tutto è come si mostra in ogni tavola di questa graphic novel.

Sarà la maschera ad essere la vera protagonista del racconto, il costume che ci cuciamo addosso nel nostro quotidiano. 
Ci sono momenti in cui aspettiamo l’eroe senza accorgerci di aver indossato una maschera per poter sopravvivere, per non farci riconoscere dalle innumerevoli paure capaci di immobilizzarci. 

Batman? Qui l’uomo pipistrello incontra il Birdman di Iñárritu, ma prendendo i tratti e la voce di Panzeri diviene qualcosa di talmente ipnotico da bucare la tavola.

In un bianco accecante e un nero assoluto sarà faticoso provare a costruire la gerarchia della nostra serenità, etichettare le priorità della nostra felicità. Nel mezzo di un lavoro così intimo, un disegno che non ha paura di osare tra il bene e il male.

-Hai paura?
(…)
-Come il male che ti circonda. Come il male che ti riempie
 

Sorprende trovare una natura occlusiva e selvaggia, talmente selvaggia da riuscir ad occultare i nostri gesti, i nostri sbagli. Sono le radici a spogliarci dalla nostra pelle finta e lasciarci soli con la nostra nudità.

Per ritrovare una dimensione solida bisognerà piegare linee, giocare con le profondità e non fermarsi davanti il non-definito. Questo il dodecalogo grafico di Panzeri e di qualsiasi lettore coraggioso pronto al confronto con l’estremo della nona arte.

Di fronte a tutto ciò non si potrà parlare né di perfezione né di decodificazione, sopratutto quando un libro del genere potrebbe essere espiatorio anche per lo stesso autore.


Espiazione sarà anche la parola chiave di questa esperienza di lettura. La riparazione di una pena attraverso un disegno non riparatorio, di una tratto scarificatore, decostruttivo e anche bipolare, così come le voci di una narrazione fatta di parole precise, essenziali.

Non c’è spazio per il superfluo, anche il silenzio ha qui una forma.

Perso nel bosco è il fermarsi a riflettere prima di agire, quel momento di profonda interrogazione, il cuore che pulsa intimorito nella corteccia di uno dei tanti alberi di quella selva che continua a nutrirsi di speranza.


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