Racconta la tua città e racconterai il mondo. Intervista ad Ariel Luppino

Ariel-Luppino-Intervista-Edizioni-Arcoiris

Dall’altra parte del mondo, in Argentina per l’esattezza, conosco un giovane scrittore con un’idea molto strana della letteratura. Si chiama Ariel Luppino e, forse per la sua ambizione, forse per le sue storie molto estreme, è conosciuto da una parte di lettrici e lettori nostrani ancora troppo piccola.

Ad Ariel ci sono arrivato nel pieno della pandemia, leggendo il suo esordio: «Le brigate». Da grande affezionato della collana de Gli eccentrici di Edizioni Arcoiris, seguo con molta attenzione le loro proposte, sia per una spiccata curiosità, ma soprattutto per un debito di riconoscenza. Sono stati i loro libri ad accompagnarmi verso alcuni grandi nomi della letteratura ispanoamericana, mi hanno per certi versi formato, mostrandomi il volto autentico di quel continente che Bolaño definiva un vero e proprio manicomio.

Quasi subito mi sono reso conto che i libri di Luppino arrivavano proprio da lì, da una delle tante stanze di quella struttura. Dopo aver proseguito con «Le macchine orientali» e «Paraguaiano!» non ho avuto più dubbi, avevo tra le mani una delle voci più disturbanti nelle quali mi sono imbattuto. Lo stesso avvenne con un altro eccentrico, scoperto sempre grazie alla collana, nonché diretto parente di Buenos Aires: Alberto Laiseca. Penso sia stato lo stesso tipo di shock, lo stesso innamoramento, ma soprattutto la stessa voglia di approfondire.

Libri-Ariel-Luppino-Edizioni-Arcoiris

Così ho pensato di ricoinvolgere questo scrittore amico, di rubare un po’ del suo tempo con l’intento di ricostruire, attraverso qualche domanda, una sorta di carta d’identità per i nuovi lettori pronti ad aprire – con coraggio – nuove porte, a rimischiare le carte in tavola.

Ottenemmo un duplice risultato: trasformare la realtà e ricreare la vita.


Dopo questi anni ti chiederei come sta cambiando la tua letteratura, mi raccontasti in passato di avere la propensione al racconto fiabesco, lo stesso che poi trasformi in veri e propri racconti di iene. Mi chiedo se l’orrore delle tue storie muti, stia cambiando con il passare del tempo.

La scrittura proviene sempre dallo stesso luogo. E l’orrore è sicuramente parte della mia percezione della realtà. E non so in che misura ciò possa cambiare col tempo. Ma lo vedremo quando pubblicherò il mio prossimo libro…

Io ho la mia idea, dopo anni ho la mia risposta da lettore affezionato. Ti chiedo comunque, solo perché sei una voce consapevole della tua scrittura, perché leggere Ariel Luppino?

Non so se dovrei leggere Ariel Luppino. Non sono in grado di valutare me stesso, e ancor meno di lodarmi e dire quali siano le mie grandi virtù: se le ho, devono essere scoperte da chi legge i tre romanzi tradotti da Francesco Verde e pubblicati in Italia da Edizioni Arcoiris.

Dopo «Le brigate» e «Le macchine orientali», arriva in traduzione anche «Paraguaiano!». Se dovessi consigliare un ordine di lettura per la tua produzione, costruire un percorso per il lettore italiano, quali sarebbero i tuoi consigli?

L’ordine può essere casuale. Ma anche successivo e inverso. Ma sembra che il migliore sia leggere tutti e tre contemporaneamente, alternandoli l’uno con l’altro. Sarebbe un’esperienza unica e inaudita, e forse innovativa.

La letteratura argentina è sempre in fuga, questa si verifica anche tra le pagine di «Paraguaiano!». Qual è l’elemento dei tuoi libri dal quale cerchi sempre di scappare?

Non è un tentativo di fuga ma di incontro: un tentativo di trovare altre voci. Voci diverse dalla mia. Perché così come a voi, mi annoia ascoltare sempre la stessa voce nella mia testa.

Pare che tu voglia anche allontanarti dal mainstream. Sono infatti sempre più gli autori argentini che negli anni si stanno europeizzando o americanizzando. Molti di loro si spostano proprio fisicamente verso nuovi luoghi di scrittura, ma soprattutto verso un riconoscimento più esteso. Credi che questa scelta faccia perdere qualcosa dal punto di vista letterario o che ampli lo sguardo?

Ogni scrittura che si pretende autonoma sta scoprendo sempre nuove strade. Il resto è una farsa. Racconta la tua città e racconterai il mondo.

Ariel Luppino Gli Eccentrici

Nel tempo delle categorizzazioni letterarie la tua voce riesce a stare nel mezzo, a sfuggire alle etichette contemporanee. Guardando al passato sembra che tu sia un fratello di autori come Alberto Laiseca, César Aira, Osvaldo Lamborghini, Witold Gombrowicz. Qual è la lezione più importante che hai strappato a quelle voci?

Da tutti loro ho imparato a non avere paura quando scrivo. E questo è tutto.

«Paraguaiano!» è forse il più realista dei tuoi libri, mi racconti da dove nasce l’idea di guardare all’Ottocento e a quelle distese pianeggianti, prima ancora che l’Argentina si fosse ancora unita. Cosa pensavi di poter trovare?

Credo che quel libro sia realista nella misura in cui riflette in modo trasfigurato la mia percezione trasfigurata della realtà. Ma non ne sono così sicuro. Speravo di trovare la possibilità di scrivere su tutto, persino sul XIX secolo (la letteratura argentina che preferisco è del XIX secolo – Mansilla, Eduardo Wilde – o del XXIII secolo – Laiseca, Copi, Wilcock, Gombrowicz, Renée Cuellar, Di Paola – e molti altri scrittori e scrittrici che non sono ancora nati).

Parlando di Argentina con Alan Pauls – anni fa – mi consigliò il Facundo di Domingo Faustino Sarmiento e il Martìn Fierro di José Hernández. In italia, nonostante l’importanza, è stato ripubblicato solo il primo. Mi vuoi raccontare cosa significano questi libri ottocenteschi per un argentino, ma soprattutto per la tua ultima storia.

Non lo so. Sono due libri che mi piacciono molto. Ma mi piacciono anche molti altri. Ad esempio un libro scritto da un ingegnere francese che ha lavorato nella costruzione della Zanja de Alsina: La pampa di Alfredo Ebelot. E c’è un libro incredibile e meraviglioso scritto in inglese da Hudson: The Purple Land. Questo è uno dei libri fondamentali della letteratura argentina. E poi c’è un altro libro incredibile, l’autobiografia che scrisse in Inghilterra: Allá lejos y hace tiempo. È un libro che può essere letto come se fosse un romanzo e molto altro. Mi sembra un libro fondamentale. Mi piacciono molto anche La guerra al malón del Comandante Prado e Un excursión a los indios ranqueles di Lucio V. Mansilla. Potrei leggere quei libri mille volte e sarei felice.

La violenza e l’elemento fantastico solo le tue costanti: dalle azioni più truci, alla convivenza con vampiri e presenze artificiali. Non pensi che molti lettori potrebbero inibirsi di fronte a tutto ciò? Lo stesso Laiseca ebbe l’idea di dover umanizzare il suo Dracula, non credi che da tutta questa violenza escano solo fuori mostri?

Sto cercando di migliorare in qualche modo. E spero che ciò si rifletta anche in tutto ciò che scrivo. Credete e aspettate.

La finzione della tua letteratura è il tramite, un aspetto della verità. Qual è la verità che non hai ancora rivelato sulla tua pagina?

Che sono un impostore. Ma spero di scoprirlo scrivendo e non in altro modo.


Luppino arriva a un risultato non raggiungibile da tutti gli scrittori, quello di fondare un universo basato su regole proprie. Le sue storie guardano sì a una tradizione ben precisa, si nutrono di immaginari vicini e lontani, ma sono tutti radicati in quell’America del Sud piena di politica e mostri.


A volte è come se le persone fossero morte
Non ti dicono cosa pensano
quello che sentono
Non ti dicono niente

Dove Alberto Laiseca si serviva della poetica del delirio, di una lente distorcente per svelare la realtà, Luppino afferra un atavico spirito dell’orrore e della fantascienza. Qui i vampiri sono despoti, le macchine fameliche e la pampa continua ad essere un concentrato di violenza.

La propensione rimane quella dei grandi: creare la possibilità di arrivare a un’epifania della verità, a costo di attraversare l’inferno. A voi la decisione.

In quella guerra, dopotutto, la finzione era un altro aspetto della verità.

Paraguaiano!

Traduzione Barbara Stizzoli

Un bicchiere con Ariel Luppino


Autore: Ariel Luppino
Traduttore: Francesco Verde
Editore: Edizioni Arcoiris
Collana: Gli Eccentrici
_______
tag #Argentina #Pampa

Gli Eccentrici:

Uccidendo Nani a Bastonate. La poetica del delirio di Alberto Laiseca

Uccidendo Nani a Bastonate. La poetica del delirio di Alberto Laiseca

Andrea PennywiseDic 20, 20174 min read

Se dovessi elencare le scoperte letterarie più inaspettate dell’anno dovrei obbligatoriamente citare Alberto Laiseca, uno degli autori di punta del catalogo de Gli Eccentrici, la collana di letteratura ispanoamericana di Edizioni Arcoiris. Scoperto dopo la sua recente scomparsa con «Le…

Il teatro di Roberto Arlt: Saverio, il crudele. L'isola deserta

Il teatro di Roberto Arlt: Saverio, il crudele. L’isola deserta

Andrea PennywiseMag 22, 20163 min read

«Saverio», il crudele. L’isola deserta», l’ultima uscita in casa Eccentrici vede protagonista Roberto Arlt, una delle voci fondamentali di tutta la letteratura ispanoamericana del Novecento. Un autore ricordato per romanzi e racconti, ma soprattutto per aver dato il via alla…

Alberto Laiseca il mostro

Alberto Laiseca: il mostro che arriva e ci sconquassa il sogno.

Andrea PennywiseFeb 28, 201810 min read

Nell’esperienza di ogni lettore, nella successione numerosa dei libri della nostra vita, sono rarissimi i momenti di frattura. Quell’esperienza di lettura dopo la quale nulla risulta essere come prima, cambia lo sguardo sulle pagine successive, sull’idea di letteratura che possiamo…