Dove si incontrano le storie: Principio Metà Fine di Valeria Luiselli.
Tutte le storie hanno bisogno di un principio, di una metà e di una fine.
Torna Valeria Luiselli con «Principio Metà Fine» (Einaudi) e lo fa con la storia di quattro donne e di tutto quello che hanno reinventato nel tempo della loro forma familiare. Lo hanno fatto con l’immaginazione, rimestando la memoria e affidandosi – ove ci fosse bisogno – ai classici. Perché i classici sono sempre un buon punto di inizio.
Ma partiamo dal
PRINCIPIO
Ho conosciuto Valeria Luiselli esattamente una decina di anni fa, ero a Roma e partecipai a una colazione con l’autrice per parlare del suo originalissimo «La storia dei miei denti». Ricordo diversi particolari: Luiselli aveva un entusiasmo genuino rispetto alla possibilità di confrontarsi, si dimostrò un’ascoltatrice attenta e fece seguire una serie di risposte molto precise date in un perfetto mix tra italiano e inglese (nonostante le sue origini messicane).
Avevo davanti una giovane autrice (classe ’83) con una grande ambizione, sorretta da un’ancor più grande talento. Di lei mi aveva parlato anche Laia Jufresa, una delle sue grandi amiche conosciuta all’Università di Città del Messico. Le due, spinte da stima reciproca e dalla stessa passione per la scrittura, si scambiavano i primi lavori alla ricerca di confronti sinceri e consigli.
Solo anni dopo scoprì di come la storia fosse cambiata, con l’arrivo dell’«Archivio dei bambini perduti». Luiselli si era mossa dal Messico, aveva abbandonato l’estro più sperimentale, si era sposata e viveva a Brooklyn. Ma non era nuova al desiderio di spostare lo sguardo su nuove prospettive, lei che in passato aveva già sostato in Francia, Spagna, Italia e curato diverse missioni – essendo il padre un operatore Ong – in Corea, Sudafrica e Sud America.
Per questo ed altri motivi abbiamo l’obbligo di considerare Valeria Luiselli la più cosmopolita delle autrici ispanoamericane. E non è un caso che si sia affidata a un’altra lingua, che gli ultimi suoi lavori abbiano abbandonato lo spagnolo in favore dell’inglese. Non è neanche un caso il cambio editore: dopo essere stata una delle autrici di punta de La Nuova Frontiera, ecco il discusso passaggio a Einaudi, una realtà con un rapporto e una forza di diffusione non sempre efficace rispetto le voci dal Sud America. Ma qui, come abbiamo detto, è diverso. No tiene nada que ver.
La parola inglese per «inizio, principio», beginning, viene dal germanico occidentale onginnan, che significava «aprire». E nell’alto tedesco antico in-ginnan voleva dire «sezionare, recidere».

Poi c’è la
METÀ
E qui troviamo le storie di quattro donne. C’è un aereo che sta atterrando a Catania e sta portando la voce narrante e sua figlia verso un nuovo inizio. C’è stata una separazione, un trancio netto dopo il quale le prime protagoniste hanno perso sia un compagno che un fratellastro, gli stessi con cui avevano viaggiato nel libro precedente, verso il Sud-Ovest degli Stati Uniti con l’intento di raccontare le vicende dei bambini migranti che attraversano il deserto per afferrare una speranza.
Ma questa volta c’è l’Italia, sia all’inizio che alla fine. La Sicilia per l’esattezza e – con Luiselli – non c’è mai quel rischio così comune, quello di quando si racconta un contesto che non si conosce o si crede di conoscere, restituendo al lettore un qualcosa di stereotipato.
Precisazione quasi superflua, ma doverosa benché manchino ancora due donne: la bisnonna, originaria proprio dell’isola nostrana e la madre, rimasta in Messico, sola con la sua memoria che piano piano sta cedendo all’inaffidabilità del tempo. Quattro storie legate dal sangue, spinte dalla risacca del mare, pronte ad essere raccolte come conchiglie da ascoltare.
Nel mezzo ci sono io che ho trovato uno dei romanzi dell’anno: perché qui nonostante la minaccia del vulcano, tra queste pagine, si respira come quando ti capitano quei libri rari che ti fanno pensare alla bellezza scaturita dalle varie possibilità della letteratura.
Quello che succede nel mezzo del cammino è che, se la vita è in qualche modo come un arco e ci si trova in prossimità dell’apice (…) Il mezzo del cammino, allora, è un punto di osservazione difficile, dove vita e morte si incontrano, dove arrivare e partire coincidono, dove l’inizio e la fine diventano visibilmente e irrimediabilmente legati.
Dopo poche pagine, sarà lecito interrogarsi sulla forma e sulla voce di «Principio Metà Fine». Magari partendo da quest’ultima.
Leggiamo di una prima persona affidabile?
Si tratta della storia vera di Valeria Luiselli e della sua famiglia?
Dove si nasconde la verità e dove comincia la finzione?
Ho tra le mani un saggio che si traveste da romanzo o si tratta della solita autofiction al femminile?
Domande, domande, domande. Preguntas, preguntas, preguntas.
Luiselli non ama i confini, ci restituisce una storia ibrida che parla di memoria, di mitologia e di letteratura. Lo fa puntando una luce sui nostri corpi e le nostre menti, veri e propri spazi fisici in cui vivono le tracce di chi ci ha preceduto e che abbiamo dimenticato. Per farlo cercherà di ricostruire una mitologia-familiare ormai lontana, andando per tentativi, per piccole riflessioni, lasciando il tempo che queste entrino nel quotidiano e nel nuovo viaggio.

La Metà è il tempo per provare a scrivere, ed il libro diventa la bozza di tutto ciò che la voce narrante sta appuntando, mentre il fumo del vulcano si fa minaccioso, in un susseguirsi di istantanee.
Scopriremo che non è solo immaginazione, non sono solo fotografie, ma i fumi si vedono dalla finestra e si guarda avanti, al giorno dopo. Tutto mentre la memoria scruta il mito, si appella ai classici, cerca un dialogo e guarda sempre all’indietro.
Così nasce una delle grandi domande del libro: la finzione può essere un salvagente, un vero e proprio punto d’incontro?
Il punto non è la forma, non è dare un nome alle cose che sono sempre nella metamorfosi dei sentimenti. Il punto è capire come tutto sia collegato in quel tempo in cui perdiamo la memoria e per il mondo forse non ha significato. Ma quei ricordi sono ancora lì, ma solo se cominciamo a farci mancare il presente e non il passato.
Di fronte l’interrogativo spinoso l’ennesima sorpresa, perché Luiselli alza l’asticella, lo sguardo non si ferma alla superficie delle acquee di Proteo, la divinità cangiante, l’antico dio del mare pronto a farci da guida. Dalla radice germanica di guidare, “condurre, indicare la strada” verso le riflessioni che per Luiselli non saranno solo atte ad interrogarsi sul concetto di finzione, ma cercheranno di toccare dall’isola tutti quei ponti che separano l’immaginazione dalla memoria. La vera sfida sarà capire come tutto possa essere collegato nel tempo, come la fabula continui a cambiare maschera di madre in figlia. Ed è lì che speri nel potere della veggenza, che basti una sola fine.
Al mito non si scappa, arriva sempre la
FINE
I fili vengono tirati, quelli di una storia – grazie al fine lavoro di Luiselli – riescono a muovere quelli delle altre, come a dimostrare che al ricordo non si può stare indifferenti, che la storia di uno può essere la storia di tutti. In un susseguirsi antico di historias dentro historias dentro de historias. Il verbo spagnolo recordar significa «passare ancora una volta per il cuore» e alla fine questi ricordi non potranno che seguire quella strada pulsante e intima.
Non c’è viaggio nel tempo che regga, nella Sicilia il mito trova il suo primordiale focolaio. La scrittrice ispanoamericana, dalla quale i più si aspetterebbero i soliti cliché legati alle famiglie e a un realismo magico abituato a navigare un certo tipo tradizione ormai superata, riesce invece a fare brillare il mito. La magia è quella della storia delle storie, di un frammento del classico omerico e del suo dialogo con la contemporaneità.
L’originalità non riesiede solo nella forma, ma anche nel risultato. Continuo ad avere difficoltà a trovare dei romanzi che possano parlare con questo «Principio Metà Fine», ho la certezza di un certo debito nei confronti del racconto intimista di Annie Ernaux, ma qui mi fermo spaesato. Come se non avessi saputo interrogare a sufficienza il classico, come se non avessi ben capito il luogo in cui sono sbarcate le storie di Luiselli. Credo sia un terreno in cui il presente può arrivare a mancare quasi più del passato e mi chiedo se non sia questa la meta di cotanto peregrinare senza attracchi sicuri, con la consapevolezza di poter perdere la memoria.

Principio, medio, fin. La successione letteraria di questi tre istanti temporali ci porta verso una sola e insondabile verità: le storie si incontrano tra i battiti emotivi di queste intersezioni, nel moto circolare delle onde, nella ciclicità delle domande nella dimensione letteraria e nel mistero della realtà. Nella memoria labile di una figlia che diventa madre, nella testa di una pesce spada, in una polaroid e forse su una cartolina mai spedita all’indirizzo del futuro.
Perder claridad, respirare con Luiselli. Le storie spesso hanno un inizio, una metà, ma soprattutto una fine.
Chi ha il coraggio di scrivere la fine?
La geologia risorge, la letteratura splende, i capelli diventano bianchi, i cuori continuano a battere, anche dieci anni dopo un primo incontro romano, sotto tutta la cenere del mondo.
Autore: Valeria Luiselli
Traduttore: Tommaso Pincio
Editore: Einaudi
Collana: Stile Libero
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Dal Messico:
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