Combattere il presente. Disertare con Mathias Énard
In questi anni di continui cambiamenti, di scenari politici sempre più spaventosi, è sempre più difficile credere in una letteratura capace di raccontare con accuratezza il nostro tempo. I più grandi scrittori del secolo scorso si stanno pian piano spegnendo, con loro un certo tipo di sguardo sul mondo, ma non per questo il romanzo non sta più raccontando il nostro sentire e quello che ci circonda. «Disertare», l’ultimo lavoro di Mathias Énard (Edizioni E/O), è proprio la dimostrazione di come il romanzesco sia ancora un ottimo osservatorio sul presente.
Da ormai diversi anni annovero Énard nella lista – tutta personale – degli scrittori europei imprescindibili per la contemporaneità. Lontano dal postmoderno dell’Est di Mircea Cărtărescu e di Georgi Gospodinov, per nulla affine alla politica post-esotica di Antoine Volodine, quella di Énard è la narrativa che più di tutte si basa sul conflitto e sulla diversità: tutti i suoi libri cambiano nelle forme e negli immaginari, ma spesso guardano a quel Medio Oriente da lui amato e sempre più presente sulla scacchiera odierna. Niente punti di riferimento, se non l’ambizione, come se ogni sua storia nascesse dalla cenere di una polveriera pronta ad esplodere per detonare le lancette di un tempo fintamente rassicurante.
«Disertare» nasce come la biografia inventata di Paul Heudeber, un matematico/letterato della Germania dell’Est. Nel mentre scoppia la guerra in Ucraina e, per lo scrittore francese, nulla può restare uguale, non a seguito dell’invasione Russa, non con l’arrivo delle nuove paure e dei vecchi incubi. Ecco l’ennesima storia prendere una forma diversa, una nuova inaspettata direzione.
I costruttori di sogni immensi sono sempre tristi. Il nostro non è un mondo fatto per loro.

Un soldato sta scappando da una guerra che non riusciamo ad identificare, le esplosioni e il sangue hanno cancellato tutti i riferimenti temporali. Tra le pagine si scorge solo una regione montuosa mediterranea in cui l’uomo fa fatica, si trascina con pensieri ancora confusi. Passo dopo passo scopriremo che il tradimento comincia dal corpo: barba incrostata, ferite e poche energie. La strada verso la meta è ancora lontana.
Il soldato sta cercando di raggiungere una vecchia casa che appartiene alla sua infanzia, nascosta proprio tra quelle montagne. Una voce esterna racconta di brutte istantanee, tentenna attraverso una scrittura traumatica, segmentata, fatta di continui a capo. Come se l’uomo fosse ancora sotto i colpi nemici, come se fosse ancora dominato dal paradigma della guerra. Allora disertare verso l’infanzia diventa l’unica soluzione istintiva.
(…) qui nel territorio dell’infanzia è l’infanzia che comanda, l’infanzia che decide.
A chilometri di distanza la vicenda di quel Paul Heudeber da cui tutto è partito. Paul che ha passato l’esperienza del lager e quella della militanza attraverso la fedeltà più assoluta alla DDR. Durante la sua vita ha abbracciato più la matematica e la letteratura rispetto a quella figlia che sta ricostruendo la storia di un padre/idolo attraverso le sue lettere e i racconti di terzi. Paul è morto, ma la sua figura è ancora un riferimento per il mondo accademico e non. Tutto ci porterà verso una giornata dedicata alla sua memoria che si tiene su una nave, su un fiume tedesco, il 10 settembre 2001.
Il lutto è una forma di interminabile presenza. Immagini, profumi, sapori, sogni. Il fiume, una lunga pazienza.
Avanti e indietro, per la Storia e per i punti di vista, cercando di decodificare i collegamenti oscuri tra gli uomini e le donne, tra le parole e gli spazi bianchi, tra le passioni e la morte. Énard ci suggerisce i percorsi, ci mostra come tutti siamo collegati gli uni agli altri – come se fossimo una serie infinita di numeri – senza però capire bene in che modo, come tutto sia possibile. Lo fa attraverso un libro che vuole trovare le risposte tra due fronti, “nell’incrocio, nel cuore del XX secolo, tra disposizione storica e speranza matematica”.

Perché ancora OGGI la dimensione del lager, della Storia passata?
Qual è OGGI il rapporto tra scienza e letteratura?
Ma cos’è alla fine quell’OGGI?
(…) era meglio rifugiarsi nei mondi delle stelle e della matematica – gli astri, l’amore, i corpi, gli anelli, gli ideali, un armamentario così profondamente umano da non poter crollare, poiché resta dentro di noi, nel mondo immaginale.
Per questo e altri motivi «Disertare» diventa un libro importante per questi giorni incerti. Anche solo per la possibilità di una diserzione metaforica come nuovo strumento per imboccare la strada del quotidiano. Non ci rimane che disertare di fronte agli avvenimenti, con il giusto coraggio anche di fronte alla letteratura. Così ci suggerisce uno degli autori più attenti in ambito europeo, ma che al tempo stesso è tra i pochi ad aver girato lo sguardo oltre i confini, così come la sua letteratura, così come il suo soldato anch’esso disertore o Paul, il matematico che disertò tutto tranne i suoi principi.
Mathias Énard con un libro che sicuramente può essere classificato “minore” rispetto a una ormai vasta produzione, ci mostra ancora la maestria della sua scrittura, l’intensità dei sentimenti, ma soprattutto il ritmo sempre serrato che domina le sue camaleontiche narrazioni fatte di battaglie.
Se ne «La perfezione del tiro» è un cecchino a mettere fine alla vita delle persone, qui i colpi sono sparati dalla vita stessa, ma anche dal peso delle grandi domande. Tutte pronte a portarci verso una conclusione sicuramente combattuta e sanguinosa che non spaventa più, ma che illumina fino all’ultima parola del presente.
Su Énard:
La perfezione del tiro. Il cecchino di Mathias Énard
Autore: Mathias Énard
Traduttore: Yasmina Mélaouah
Editore: Edizioni E/O
Collana: Dal mondo
_______
tag #Francia #Germania
Dalla Francia:
Tra fantascienza e Post-esotismo: la liturgia del disprezzo di Antoine Volodine.
«Liturgia del disprezzo» oltre ad aggiungere un tassello al complesso mosaico di Antoine Volodine, diventa un libro importante per guardare alla genesi di una letteratura, al feto di quello che era e che ora non è più, mutato nel tempo…
Vita, vecchiaia e morte di una donna del popolo. Il lutto di Didier Eribon
Tra i tanti nomi di questo fermento c’è anche quello di Didier Eribon, un intellettuale di spicco poco conosciuto in Italia. Dopo la consolidazione e il successo di «Ritorno a Reims», uno dei libri di riferimento per la generazione francese…
La perfezione del tiro. Il cecchino di Mathias Énard
Ci interessa il tiro, quel gesto così complesso preso a cuore anche dal protagonista de «La perfezione del tiro», l’ultimo lavoro di Mathias Énard pubblicato in Italia da Edizioni E/O.




