Tutto in ordine e al suo posto: i racconti teatrali di Brian Friel

Sono un lettore molto attento al racconto, a quella forma così breve e non sempre immediata che tanto ha saputo affascinarmi negli ultimi anni. Da appassionato sono alla continua ricerca di nuove voci meritevoli, di piccoli istanti capaci di emozionarmi, questa volta scovati tra le ultime uscite di Marcos y Marcos.

«Tutto in ordine e al suo posto» è una selezione accurata dei migliori racconti di Brian Friel, una raccolta curata da Daniele Benati con l’intento di dar il massimo risalto a uno dei maggiori esponenti del teatro irlandese e non, in Italia ancora troppo poco conosciuto.

Dieci storie sono dieci finestre che affacciano sui piccoli momenti della vita e nel farlo coinvolgono con naturalezza il lettore nel loro panorama suggestivo. Come se Friel riuscisse a delineare tante instantanee che raffigurano altrettante rappresentazioni teatrali del quotidiano, la meraviglia (come ci ha sempre mostrato Carver) è sempre nascosta nelle azioni e negli avvenimenti di tutti i giorni.

Solo i grandi scrittori di short stories riescono in una singola pagina a trascinare il lettore nella vicenda, soprattutto nel racconto breve, dove la dimensione narrativa diventa più complessa, dove “tanto” deve essere condensato in poco. Con Friel, non solo questa grande capacità viene confermata, ma si impone un senso di immediatezza, quello per il quale dopo tre righe tutto sarà definito. Livello di immersione: gran maestro del racconto.

Le sue sono immagini nitide legate a un paese apparentemente decodificabile in cui i protagonisti del quotidiano sono i rapporti dei suoi personaggi: uomini, donne e bambini saranno messi di fronte alle illusioni più dolorose – ma al tempo stesso indispensabili – per poter pensare di vivere con maggior esperienza del mondo e superare i momenti più bui.

Il passato aveva un senso. Non era né realtà né sogno, non erano quelle poche querce di oggi e nemmeno i grandi boschi della sua adolescenza. Era semplicemente continuità, vita che si ripeteva e sopravviveva.

Tutto in ordine e al suo posto è una continua dicotomia tra luci ed ombre, tra ideologie e simboli. Dopo avermi regalato una bellissima fotografia dell’innocenza e della rivalsa tanto desiderata, Friel mi ha mostra l’altra faccia della medaglia, quella della melanconia e della delusione.

Con un grande gioco di specchi tutto ci viene restituito senza che nulla venga distorto o addolcito, rendendoci partecipi della differenza tra la sensibilità maschile e quella femminile, tra la luce che solo la fede può restituire a noi anime tormentate. Così come tutta la simbologia nascosta dietro i numerosi animali di questi racconti, come se anche la natura indossasse una maschera per fregare la vita.

Ho trovato storie che per la loro veridicità crescono nel lettore, come i germogli presenti nel giardino del mondo di Freil, quello da noi osservato di volta in volta da una finestra diversa.

Un drammaturgo, considerato in patria un vero e proprio monolite, capace di padroneggiare il racconto come solo i maestri sanno fare. Uno scrittore il cui unico obiettivo è l’individuare e l’osservare la verità delle emozioni lasciando per l’appunto tutto in ordine e al suo posto. Solo lo sguardo più attento potrà cogliere la bellezza e la teatralità del suo paesaggio.

Autore: Brian Friel
Traduttore: Daniele Benati
Editore: Marcos y Marcos
Collana: Gli Alianti
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tag #Irlanda #Teatro

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