L’Ombra della Luna Crescente di Fatima Bhutto

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Leggere «L’Ombra della Luna Crescente» di Fatima Bhutto (edito Cavallo di Ferro) significa approcciarsi a una storia scritta da un’autrice pakistana, un’operazione forse insolita per molti lettori nostrani.

Significa entrare in un mondo che non ci appartiene direttamente e che vediamo spesso nei racconti della cronaca quotidiana. Un paese quasi illusorio, irreale. Proprio come Mir Ali, la città fittizia nella quale è ambiento questo romanzo d’esordio.
Immergendoci in queste pagine si entrerà in una storia corale la cui struttura è quella di un classico romanzo thriller che, con lo scorrere delle pagine, cambia abito per vestirsi da romanzo di denuncia, da romanzo coraggioso.

Ho sentito l’urlo dei giovani pakistani, l’urlo di coloro che tutti i giorni devono combattere e forse non ero pronto.

Una cucina, un tavolo, tre fratelli e molti discorsi politici velati. «L’ombra della luna crescente» si apre in uno scenario conviviale. Una famiglia unita nasconde però sguardi ambigui, sussurra parole pericolose. Ma in Pakistan è molto difficile stare coesi, il lettore non lo può sapere. Io non lo sapevo.

Hayat è cresciuto senza un futuro, gli è stato negato. Nessuno parla mai di cosa sarebbe diventato e di quale percorso si sarebbe acceso sulla mappa della sua vita.
Era stato allevato nel passato – aveva solo memoria, nessun diritto all’immaginazione.

Dopo le prime cinquanta pagine, non nascondo di essermi documentato, quasi spiazzato di fronte a la Storia di una paese, dei processi politici che ignoravo e che fanno da sfondo al territorio del Pakistan degli ultimi quarant’anni. Dopo essermi reso conto di quanto fosse importante il contesto e, dopo aver colmato qualche piccola lacuna, il romanzo è entrato nel vivo.

Come tanti tasselli di un puzzle, ogni personaggio ha preso pian piano il suo posto correndo con fare aitante tra le strade e i quartieri di Mir Ali. A quel punto si nota una scrittura molto elegante, una prosa diretta capace di accusare con naturalezza le contraddizioni di un paese, mentre il mistero continua ad ingolosire il lettore.
Qui c’è l’uomo contro il potere, un uomo vivo per l’esattezza, come tutti personaggi della Bhutto.

E le donne? Le donne rappresentano il punto di svolta di un’intera società in cui i posti di blocco sono frequenti e i segreti sono forse di più. Sono donne che sanno qual è il loro compito, che dovrebbero attenersi a determinate regole sociali e politiche. Ecco perché non sopportano più niente e, disobbedendo, hanno fatto la loro scelta di dolore e sofferenza.

Fatima Bhutto è la nipote del primo ministro pakistano Benazir Bhutto, una delle donne che più hanno cercato di cambiare il Pakistan. Nonostante questa discendenza, ha da sempre accantonato la carriera politica per dare risalto a temi ritenuti da lei imprescindibili servendosi della scrittura. Così, attraverso la fiction, è riuscita a dar voce al suo intento.

Ho sentito urlare, questo l’ho già detto, ma quelle urla hanno fatto brillare per la prima volta l’intera Mir Ali di una labile speranza.

Approfondimenti:


Autore: Fatima Bhutto
Traduttore: Daniela di Falco
Editore: Cavallo di Ferro
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tag #Medioriente #Pakistan

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