Lonesome Dove: la grande (anti)epopea western di Larry McMurtry

Lonesome Dove: la grande (anti)epopea western di Larry McMurtry

Un passo dietro l’altro senza pensare alla fatica, di fronte il sole cocente e lunghe ombre dietro le spalle. Nel mentre la mandria di bovini continua a trascinarsi in un viaggio che non ha eguali: quello partito da Lonesome Dove, sperduta cittadina sul confine tra Texas e Messico, e diretto verso il lontano Nord.

Così hanno voluto i vecchi ranger del romanzo di Larry McMurtry, il libro straripante (edito Einaudi) con il quale nel 1986 vinse il Premio Pulitzer.

Doveroso accennare al rapporto tra McMurtry e il cinema western dilungandoci sui successi e le delusioni provenienti dal grande schermo. Da qui nasce originariamente questa storia, proprio in seguito a un rifiuto, da qui l’intenzione di mantenere e voler creare un qualcosa di epico.

«Lonesome Dove» si presenta come una grande storia dal West, una di quelle talmente ricche da essere difficile da racchiudere in un unico film. Quella vicenda che pur distanziandosi dalle meccaniche care a Hollywood è riuscita a mantenere un taglio smaccatamente cinematografico, nel ritmo come nell’immaginario dei grandi deserti una volta popolati dalle più disparate tribù indiane.

Lonesome Dove Einaudi

Un territorio immenso: l’America spoglia, ostile, in alcuni tratti ancora inesplorata, ma popolata da personaggi indelebili tutti legati a un passato glorioso e alla speranza di un futuro migliore.

Pochi tratti tra l’ironico e il melanconico basteranno a McMurtry per creare un gruppo di avventurieri speranzosi pronti ad avviarsi verso una svolta dalla monotonia di una vita ormai statica fondata sul ricordo. Dai ranger, ai giovani cowboy vogliosi di vivere l’avventura del mondo, per finire con le donne desiderose di scoprirlo.

Questo è il grande viaggio, come grande è il deserto e la mandria diretta verso il Montana, così numerosa da alzare – durante le marcia – distese di terra pronte a coprire con l’ennesimo strato polveroso le scelte del passato, i rimpianti e i vecchi ricordi.

Un romanzo in cui il fine lavoro psicologico soppianta l’azione che il lettore potrebbe aspettarsi da un libro di questo genere. Il dialogo è la vera arma per attraversare il campo di battaglia pieno di avvenimenti, questi peseranno sempre meno sul piatto della bilancia rispetto ai sorrisi e agli sguardi.

Lonesome Dove potrebbe essere erroneamente associato alla grande epopea del sogno americano, ma non è l’ennesima traversata verso la grande ambizione a stelle e strisce tanto cara, ad esempio, ai film di Ford.

Tutto è calibrato con un’intenzione più precisa: dalla struttura del romanzo all’alternanza dei vari punti di vista, capaci di non risultare mai fuori luogo e annoiare, qualsiasi sia la storia di contorno o il personaggio di riferimento. Un libro così perfetto che anche David Foster Wallace lo consigliava durante i suoi corsi di scrittura, mettendo in guardia i suoi studenti nel non sottovalutarlo.

Se con l’idea di epopea potremmo pensare al canonico viaggio, alla narrazione fatta di gesta eroiche, in queste pagine verrà mostrato l’altro lato della medaglia: niente eroi, solo uomini e donne soggiogati dai fantasmi del west.

Partecipare alla traversata sarà come fare i conti con noi stessi, stringere tutti i sentimenti nelle notti di luna piena, in quei momenti di profonda solitudine e ricercata serenità. 
La morte diventerà lo strumento di redenzione in un mondo che sta scomparendo tra uomini attratti dagli errori, specchio di un’America famelica.

La speranza sarà schiacciata da un destino funesto, la meta riserverà una felicità fittizia. L’unico obiettivo è quello di comprendere e di ritornare il prima possibile sulla strada del nostro passato, ancora piena di insidie e di colpi da sparare, con la speranza di trovare quella serenità che si credeva nascosta dall’altro lato di un orizzonte, dietro il sole cocente e fulmini accecanti.

Autore: Larry McMurtry
Traduttore: Margherita Emo
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
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