Santa Mazie di Jami Attenberg

Santa Mazie di Jami Attenberg Giuntina

Jami Attenberg avevo avuto il piacere di leggerla nel 2014, quando Giuntina tradusse e portò in Italia «I Middlestein», un romanzo molto caro a un certo Jonathan Franzen che si rivelò essere, almeno per il sottoscritto, una piacevole sorpresa.

A due anni di distanza, Attenberg ritorna con «Santa Mazie», portando nuovamente ai suoi lettori la sua voce divisa tra l’America e la tradizione ebraica.

Quella di Mazie Phillips è la storia di una donna apparentemente come tante, una vicenda familiare che inizia agli albori del Novecento newyorkese, tra strade difficili, rapporti disastrosi e la necessità di sopravvivere a un tempo deprimente.

Vorrei aver trovato almeno un’annotazione su di lei, ogni tanto ci dimentichiamo delle persone, anche se la loro opera non viene dimenticata, o almeno così sembra.

Sono le annotazioni a parlare, piccoli e lunghi pensieri appuntati su un diario nero, un raccoglitore di attimi sopravvissuto a numerosi traslochi. Al suo interno la vita di tre sorelle: quella di Mazie, una donna dal passato difficile ossessionata dalla libertà, quella della sorella Jamie e la sua passione per il ballo e infine le responsabilità di Rosie, la sorella maggiore.

Il cuore di Santa Mazie sposta l’attenzione sulla vita di una donna attraente che all’amore di un uomo preferisce quello per il mondo intero. Mazie verrà costretta a lavorare nel botteghino di un cinema, dietro una gabbia ferrata, impegnata in un lavoro meccanico in cui lo sguardo verso la strada, verso le difficoltà che popolano le vie di New York: così nascerà l’attenzione giusta per cambiare profondamente un’anima, osservando attraverso un esercizio di grande empatia.

Attenberg si dimostra nuovamente ossessionata dalle dinamiche del nucleo familiare, quello diviso dai contrasti interni, dalle parole non dette, studiando nuovamente tutte quelle strade intime che dividono il mondo della tradizione (in questo caso sempre quella ebraica) da quello della società.

Santa Mazie però, a differenza dei Middlestein risulta essere un romanzo decisamente più ambizioso.
Gli avvenimenti storici come ad esempio il crollo di Wall Street, oltre ad essere restituiti con onestà, diventano fattori decisivi per scoprire nuovi temi come la pietà, l’amore, la sofferenza e quel senso caritatevole sempre più lontano dal nostro quotidiano.

Tutti quanti noi, ovviamente, una volta o l’altra decadiamo, ma qualcosa di quello che ingurgitiamo lascia una traccia più forte di altre cose.

I personaggi verranno consumati dalla vita, le loro storie verranno accomunate dalle stesse difficoltà. Ecco che un bruciante bicchiere di alcool diventerà, allo stesso tempo, il conforto del senzatetto e del banchiere.

Leggere questo romanzo ha significato soffermarsi sui piccoli dolori della vita, ricordarsi quanto questa possa essere piena di bugie che aspettano solo di essere raccontate. Santa Mazie è la consolidazione di un’autrice che non ha dimenticato le storie ai margini delle strade americane, quelle nascoste sotto un cappotto lurido, dietro nomi che alla storia non hanno mai detto niente ma che in qualche modo l’hanno cambiata nel profondo. Questo il modo per ricordarlo, questo il modo per non dimenticare.

Su Attenberg:

Da Grande di Jami Attenberg


Video-recensione de «I Middlestein»

Autore: Jami Attenberg
Traduttore: Paola Buscaglione Candela
Editore: Giuntina
Collana: Diaspora
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tag #Americana #NewYork

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