Gabriela Mistral: un ritratto poetico.

Gabriela Mistral è una delle figure letterarie più importanti del Sud America, la prima donna latinoamericana ad aver vinto nel ’45 il Premio Nobel. Nonostante questo riconoscimento, in Italia, i suoi scritti sono poco tradotti – ipotizzo – per il loro profondo legame alla poesia e alla stessa, e non immediata, cultura latina.

Qualche mese fa, grazie a Edicola Ediciones, ho avuto modo di leggere il suo «Regno animale. Prosa poetica dell’acqua e del vento», una selezione di alcune poesie illustrate pubblicate in Cile da Pehuén Editores. Scritti destinati apparentemente ai più piccoli, filastrocche e componimenti più articolati dai molteplici bivi. Così è nata la voglia di approfondire. 

L’occasione si è presentata alla libreria torinese I Sette Pazzi, luogo in cui durante una serata, grazie agli interventi di Maria Nicola e di Giorgia Esposito, le traduttrici di questo ultimo rilancio. Così Mistral è diventata protagonista di un racconto appassionato.

Ho tradotto tanto e quando mi hanno chiesto di tradurre queste piccole prose pensavo di poterlo fare subito, senza nessun tipo di problema, per poi rendermi conto della difficoltà. Nel caso di romanzi e racconti il tessuto del testo aiuta mano mano che vai avanti, tutti i dubbi possono essere chiarificati. Questo non accade nella poesia, soprattutto in questa, presentava infatti anche difficoltà lessicali ostiche per gli stessi madre lingua cileni“. 

Una prospettiva inaspettata quella di Maria Nicola, una delle traduttrici storiche di questo tipo di letteratura. Prezioso l’aiuto di Giorgia Esposito, esperta di traduzione poetica con alle spalle una tesi sulla poesia di Roberto Bolaño, prima ancora della recente pubblicazione targata SUR.

Un’autrice morta con la quale non poter costruire nessun tipo di confronto diretto, l’impossibilità di ricostruire uno storico filologico e un problema di polisemia: testi poetici in cui il suono si rivela fondamentale, una traduzione che per quanto possa essere esatta potrebbe suonare malissimo.
Una sfida ostica superata grazie all’aiuto di Youtube e ad alcune letture registrate della Mistral, sa l’internet come. 

Ma chi era questa donna? come mai risulta così centrale nel dibattito storico-letterario di questo continente?

Una bambina meticcia nata povera in un villaggio sperduto, vicina alla spiritualità indigena. L’idea della Mistral fu da subito quella di costruire l’America Latina, dare sfogo in maniera concreta a un aspetto pedagogico. Portare la scuola sulle Ande e in Patagonia ha infatti significato insegnare un sapere civile e morale. Già dal 1922, anno in cui era già insegnante in Cile, pubblicò la sua prima raccolta poetica e venne addirittura invitata da José Vasconcelos per collaborare alla riforma scolastica in Messico.
Nel ’26 venne fatta console cilena: iniziarono vent’anni di viaggi europei (con una lunga parentesi napoletana), un ritorno in Brasile e l’amore verso New York.

Tanta l’autorità, la funzione di un progetto forte e strutturato, da influenzare nel ’28 anche il presidente cileno e metterla curiosamente in contatto con personaggi chiave come Jaime Quesada, il suo futuro curatore amico della famiglia Bolaño che ospitò lo scrittore cileno durante il golpe.

Questo solo uno dei tanti destini intrecciati che non risolvono gli aspetti ancora oscuri di questo personaggio. Dalla sua presunta omosessualità mal vista dalla società cilena del tempo, la conseguente impossibilità di avere una vita fatta di valori affettivi e la fisionomia mascolina scolpita nella statura imponente. Tutte informazioni prese dai carteggi di Doris Dana, la figlia della sua seconda compagna.
Altro mistero quello relativo al suo presunto figlio, forse appartenuto al fratellastro, portato da Mistral nel suo girovagare europeo fino al suicidio di quest’ultimo. Rimane una lettera misteriosa e allo stesso tempo tragica.

Cara mamma, non sono riuscito a vincere.

Il suo nome deriva dall’unione di due autori tanto stimati: Gabriele D’Annunzio e Frédéric Mistral. Si presentò a un concorso usando questo pseudonimo, forte l’esigenza di firmare ogni articolo con un nome diverso per poi mantenere quello che la portò al Nobel.

Difficile risalire a quando risalgono le poesie del Regno Animale, nonostante alcuni animali del suo bestiario personale avrebbe potuto vederli solo in qualche giardino zoologico.

Questi si presentano al lettore prima con una descrizione morfologica dell’animale, con delle trovate, per poi passare a un’introspezione psicologica dalle tinte tragiche. Da cilena la Mistral si è dovuta creare una simbologia, ha dovuto attingere da animali totemici che ha dovuto trasformare.

Un’alternanza tra filastrocca più adatta ai bambini e l’oscurità che contraddistingue le prose più mature segna l’esperienza di lettura e la simbiosi con le illustrazioni.

Un bestiario vario, una forma approfondita nel ’66 anche da Pablo Neruda, di cui la Mistral fu la maestra, attraverso un libro di poesie dedicate agli uccelli.

Una donna disprezzata dalla borghesia, la cui mancanza di opportunismo politico risulta essere, tra i numerosi motivi, l’aspetto più incisivo della sua mancata fama mondiale. Difficile vedere l’insegnante prendere esempio dal suo allievo in un rapporto di mancanze.

Io non sono una cilena assente ma assenteista per necessità.

Gabriela Mistral

Autore: Gabriela Mistral
Traduttore: Giorgia Esposito, Maria Nicola
Editore: Edicola Ediciones
Collana: Illustrati
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tag #Cile #Poesia

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