I tempi non sono mai così cattivi di Andre Dubus

Le nostre vite sono un insieme burrascoso di storie. Il nostro vissuto è fatto di attimi indelebili, di esperienze estreme e di scelte.
C’è stato un autore americano che le azioni del nostro quotidiano, quei percorsi di vita così complessi a noi molto vicini, li ha sempre raccontati con passione attraverso i suoi personaggi.

Con «I tempi non sono mai così cattivi» (edito Mattioli 1885) ho scoperto Andre Dubus, uno degli autori più importanti nella storia della short story del Novecento. Sono bastati nove racconti per capire quanto queste storie fossero mie, di tutti noi.

Parlare di racconti non è mai un compito semplice (almeno per il sottoscritto), trovo siano una forma di narrazione non immediata per molti lettori, oltre al rischio di svelare troppo. C’è anche quello di fermarsi di fronte a simbolismi raffinati e quel non detto tanto oscuro con il quale molti autori di storie brevi si confrontano.

Il realismo di Dubus è molto distante da quelle nuvole oscure che il vento fa muovere nei suoi racconti. Solo Richard Yates, rimanendo ancorato a una tradizione realista, era riuscito a raccontare con tanta potenza la grande struttura dei rapporti tra gli uomini e il loro tempo.
Queste sono infatti storie di rapporti, le nuvole oscure possono essere celate interiormente da ogni singolo personaggio, il modo di trovare la luce è l’obiettivo di Dubus. Compassione, coraggio e maestria sono le sue armi.

Non è difficile sopravvivere un giorno, se puoi sopravvivere a un momento. Ciò che crea la disperazione e l’immaginazione, che finge che ci sia un futuro, e insiste a predire milioni di momenti, migliaia di giorni, e ti prosciuga al punto tale che non riesci più a vivere il momento che hai davanti.

Una donna viene stuprata da un uomo instabile, una figlia si interroga sul tradimento del padre, una coppia progetta una rapina in una farmacia, la fede in Dio diventa il personaggio protagonista di un rapporto anomalo. Queste sono alcune delle dinamiche messe in scena, immerse tutte in una zona d’ombra e che vivremo grazie a chi la luce l’ha persa da tempo o la sta gradualmente abbandonando.

I tempi cattivi lo sono sempre stati. La vita lo è, bisogna salvarsi giorno dopo giorno affrontando ogni avversità e imparando a godersi i bei momenti, non facendoci corrompere dai nostri desideri in favore di un principio di dignità, le volte nascosto sotto strati di sopravvivenza.

Si può desiderare tutto e si può non desiderare nulla.
Devo solo sperare. Cosa? Che nessuno ne sia troppo ferito e per troppo tempo.

Una scrittura evocativa, maestosa, priva di qualsiasi simbolismo. Dubus parla al lettore mostrando la realtà senza filtrare nessuna tematica e nessun gioco stilistico. La ragazza carina, Anna e Storia di un padre, da soli valgono l’intera raccolta, sono racconti che difficilmente dimenticherò.

Quando penserò a Dubus immaginerò i suoi cieli stellati, le sue cucine straripanti di lattine vuote e di personaggi seduti attorno a un tavolo di legno con quello sguardo intenso, di chi sta prendendo una decisione importante.
Penserò a quelle nuvole dietro le quali c’è un Lui onnisciente, quella voce che al lettore non si rivolge e le volte non parla neanche con i suoi personaggi. Rimane però luminosa, una speranza dentro il nostro cuore da non perdere mai, neanche quando il grigiore invernale divora la luce del nostro io.

La sola ragione per leggere e parlare di libri è quella di condividere con qualcuno un’esperienza di vita.

Andre Dubus

Autore: Andre Dubus
Traduttore: Nicola Manuppelli
Editore: Mattioli 1885
Collana: Frontiere
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tag #Americana #Massachusetts

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