Isabella Santacroce: I miei lettori non devono avere paura di essere vivi.

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Isabella santacroce intervista supernova

Isabella Santacroce è stata da sempre un’autrice sui generis, troppo spesso fraintesa, che nonostante le continue polemiche, ha avuto il merito di conquistare milioni di lettori.
Nata con la gioventù cannibale dei ’90, ha mantenuto una scrittura densa e raffinata. Parliamo di una penna tanto tagliente quando rara.

«Supernova» (edito Mondadori) è il primo libro scritto dopo la chiusura della Trilogia Desdemona Undicesima.

La mia curiosità nei confronti del romanzo era tanta, soprattutto dopo la segnante lettura di «Amorino» (Bompiani).

Leggere di questa supernova è stata un’esperienza unica, come per ogni libro dell’autrice, come attraversare una nebula magnetica e carica di disturbi.
Le domande, i dubbi e la voglia di approfondire i temi, le sensazioni e i personaggi di questa storia a sfondo milanese era tanta. Da questo desiderio, da questa urgenza, è nata una piacevolissima chiacchierata con Isabella Santacroce.
Senza dimenticare l’innocenza, abbiamo parlato di amore, lettori, giovinezza, letteratura e scrittura.

Dorothy, Eva, Thomas, Divna, Annetta e Albertina. Sono solo alcuni dei giovani che abitano i tuoi romanzi. Giovani e adolescenza, «Supernova» è forse la vetta più alta di questo percorso. Come sei tornata all’adolescenza e cos’è per te?

Sono arrivata all’adolescenza di Supernova dopo aver lasciato Amorino, il purgatorio a concludere la Trilogia Desdemona Undicesima. Supernova è il mio undicesimo libro, vent’anni di ricerca letteraria, vissuta come un viaggio, di cui ancora non conosco la meta. E davanti a me strade, boschi, città, montagne, e sempre il cielo, mia stella. L’adolescenza da sempre mi accompagna, è una fiamma che tengo accesa davanti ai miei occhi, luminosa purezza sfregiata, ma sempre forte, invulnerabile, custode del mio coraggio.

Le quattro voci di «Supernova» abbattono i muri della sessualità. Confusione, incertezze e ambiguità la fanno da padrone. L’unica certezza è l’amore di un essere androgino, si tratta quasi di una tua costante. Cosa significa per te penetrare la membrana sessuale? Cos’è l’amore?

Dorothy, seppure vestita da maschio, è insolita bellezza nel suo essere ambigua. Femmine, come Annetta e Albertina, lontane dall’androginia. Pensare, la mente, rileggo la tua domanda. Mi chiedo quale sia la vera identità della vita che abita la mia scrittura.
L’amore non so che cosa sia, forse, è tutto.

Da «Fluo» a «Supernova» il tuo stile è cambiato drasticamente. Sei una scrittrice che, seguendo le voci dei suoi personaggi, muta registro e stile di romanzo in romanzo. Rispetto allo stile onirico, alto e raffinato di «Amorino», quanto è stato difficile questo ritorno a un’ambientazione più ordinaria?

Non sono mai del tutto consapevole delle mie scelte. Non so neppure se sia davvero io a scegliere. Posso anche pensare che una scelta sia provvista di un corpo, di mani, e voce che chiama, e mi dice sono qui, ho deciso, ho scelto te.
Dopo Amorino, libro che ha sconvolto per più di due anni la mia vita, che è stato un terremoto, un amore folle, spaventoso, un rapimento, la realtà di Supernova è stata per me madre protettiva.

I tuoi libri sono esperienze molto forti per qualsiasi lettore. Anche quest’ultimo lavoro non è esente da questo schema fatto di eccessi e coraggio. L’andare oltre, nella tua arte, diventa esperienza letteraria. Come pensi che i tuoi lettori debbano affrontare questi percorsi? Cos’è per Isabella Santacroce questa Letteratura?

La Letteratura è camminare sull’acqua, è potenza capace di creare universi, è verticale verso la luce, è così tanto, è come l’amore, come un miracolo, un abisso appeso nel cielo. I miei lettori non devono avere paura di essere vivi.

Il tuo pubblico è molto passionale e caloroso. Ogni tuo libro (quando non esce fuori dai cataloghi dei tuoi numerosi editori) diventa un tassello imprescindibile nell’animo di esso. Come vivi il rapporto con i tuoi lettori? E perché molti tuoi libri diventano veri e propri oggetti di culto?

Il loro amore è importante per me, forza in questa che è anche battaglia, in nome dell’alfabeto. Sono vetro di ferro, e l’amore di cui ho bisogno è un vestito di ferro, creato da chi mi ama, scrittura compresa. Non mi chiedo il perché siano oggetti di culto, forse perché non vogliono essere dimenticati.

Divna aveva ragione, ma io sentivo un richiamo, e non erano più solo i soldi a tentarmi: il male è un vampiro che morde il tuo collo. Ne senti il dolore, e allora scappi, e dici mai più, ma ti rimane qualcosa di nero nel sangue, la traccia del suo sapore proibito.

E se aveste ancora qualche dubbio, vi lascio la mia video-recensione:

Autore: Isabella Santacroce
Editore: Mondadori
Collana: Scrittori italiani e stranieri
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tag #Italia #Milano

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