TINTAS. 13 storie di fermento cileno.
Roberto Bolaño, il più famoso scrittore cileno degli ultimi 30 anni, scrisse di come l’America latina fosse il manicomio d’Europa così come gli Stati Uniti ne erano stati la fabbrica, un manicomio che stava ancora bruciando nel proprio carbone. Tanti anni sono passati da quell’affermazione e la situazione di quella schizofrenia, almeno sotto una prospettiva letteraria, è ancora così complessa.
Guardare oggi il Sudamerica significa infatti vedere nuove generazioni di scrittori animate dallo stesso identico fuoco a cui forse faceva riferimento Bolaño. A questa constatazione sono arrivato leggendo «Tintas», la raccolta di 13 racconti dal Cile curata da Maria Cristina Secci e pubblicata da gran vía.
L’intenzione di racchiudere in un libro le storie di alcuni degli autori cileni più promettenti e consolidati della nostra contemporaneità acquista un senso nel momento in cui, come forse i più attenti osservatori del panorama letterario del sud sapranno, proprio il Cile risulta essere un dei paesi più ferventi.
Lecito chiedersi cosa racconti oggi questo paese, cosa abbiano in comune tutte queste voci e cosa possa significare approcciarsi a questi racconti.

Mi sono sempre fatto un’idea di questa letteratura come di un qualcosa legata al frenetico scorrere della storia e ai sentimenti che la poesia ha da sempre raccontato. Gli autori di Tintas manifestano una voglia di prolungare questa tradizione continuando a riflettere sul passato e sul futuro, perdendosi in luoghi labirintici e cercando un’armonia per stare nel presente. C’è però il peso dei padri, di tutti quei rapporti stretti, di sangue e di lettura, capaci di condizionare lo sguardo sul mondo che qui vengono affrontati portando oggi il Cile a raccontarci una prospettiva di continuo scontro sotterraneo.
Una cosa è scrivere una buona storia, mi disse, un’altra è farne parte.
Benjamín Labatut
Avevo già avuto modo di conoscere e apprezzare alcuni narratori qui presenti, rincontrati in una forma più o meno riconoscibile: dall’attenzione ai sentimenti di Alejandro Zambra al delizioso attaccamento di Nona Fernández per il ricordo, raccontato di volta in volta in una veste nuova e toccante. Nel mezzo un corredo di penne più o meno conosciute, proprio queste ultime, come gli autori mai sentiti nominare per mancata lungimiranza del sottoscritto o perché tradotti per la prima volta in Italia con questa raccolta, sono risultati essere la vera sorpresa.

Il tempo non è chiaro, confonde tutto, riporta in vita i morti, li trasforma in uno solo e poi li separa di nuovo, avanza all’indietro, retrocede al contrario, gira come sulla giostra di una fiera, in una gabbia di laboratorio e ci intrappola in funerali, marce e incarcerazioni, senza darci alcuna certezza di continuità o di fuga.
Nona Fernández
La fuga accomuna ogni voce, la voglia di scappare, l’osservare l’azione dell’andare, del fuggire dal dolore per poi tornare indietro e fare i conti con le nostre responsabilità, per calcificare ogni emozione in un paese che – come dimostrato ad esempio dalle storie di Álvaro Bisama e Marcelo Leonart – gioca ormai a viso aperto la partita con il presente.
Non è quindi il classico scontro politico tutto sudamericano portato avanti servendosi della narrativa, ma un vero e proprio lavoro di ricollocazione generazionale. Autori e autrici sparsi in tutto il mondo, ma legati a un cuore cileno pulsante e da arginare.
Una pulsazione condivisa dal corpo raccontato da Lina Meruane, il mero atto fisico affiancato all’inafferrabile, a quelle parti del nostro quotidiano così delicate sottolineate da Alejandra Costamagna. Dimostrazione di come tutto tra queste pagine così distanti trovi un’armonia, un equilibrio.

Tintas, differenti inchiostri, tinte, sono state l’ennesima dimostrazione di come la letteratura cilena, così legata a un’esperienza privata e personale riesca ad essere rappresentative della collettività. Il respiro strozzato è quello con il quale parlare a qualsiasi lettore portandolo in vicende lontane, ma al tempo stesso mai così vicine.
Un volume perfetto per il lettore curioso, per quello completista e per tutti coloro che hanno sempre visto nelle battaglie degli altri, anche con una lontana partecipazione, il modo per riscattarsi con coraggio.
La normalità, la routine e la felicità andavano bene per gli altri, la vita di uno scrittore invece consisteva nello sfiorare l’abisso.
Benjamín Labatut
Lo sguardo riflesso su uno specchio, i lineamenti dei padri, il sorriso della vittoria e delle prossime storie.
Autore: Alejandra Costamagna, Alejandro Zambra, Alia Trabucco Zerán, Álvaro Bisama, Andrea Jeftanovic, Benjamín Labatut, Carlos Araya Dìaz, Diego Zúñiga, Gonzalo Baeza, Lina Meruane, Marcelo Leonart, Nona Fernández, Romina Reyes
Traduttore: Maria Cristina Secci
Editore: gran vìa
Collana: dédalos
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