Gli ultimi giorni: l’America fanatica di Brian Evenson

Gli ultimi giorni di Brian Evenson nottetempo

A inizio marzo sfoglio il programma dell’ultima edizione milanese di Book Pride.

Mentre cerco di costruire il mio piano per la tre giorni dedica all’editoria indipendente, tra i nomi degli ospiti internazionali scorgo quello di Brian Evenson. «Gli ultimi giorni» è il suo primo libro pubblicato in Italia da nottetempo, ma il suo nome non mi è nuovo.

Ricordo qualche racconto pubblicato su rivista, ma soprattutto lo strillo dal retro di copertina che accosta Evenson ad autori come Beckett, Clive Barker, Antoine Volodine e Raymond Chandler. Non ci sono tentennamenti, di questo pare certo Orso Tosco, il suo traduttore. I nomi sono altisonanti e penso si possa trattare della mia cup of tea, soprattutto in un panorama sempre più scarno di proposte legate alla letteratura di genere di qualità. Così decido di recuperare il libro in fiera e partecipo all’evento per farmi un’idea più precisa.

Solo dopo il nostro incontro avrei scoperto che gli ultimi giorni erano quelli di Kline, l’ispettore sotto copertura a cui hanno amputato una mano. Dopo essere scampato alla morte, si ritrova a fare i conti con la Confraternita della Mutilazione, una setta di adepti legati all’auto-amputazione. Portato con la forza verso la loro sede, Kline dovrà indagare su un omicidio avvenuto all’interno della stessa comunità fedele a svariati macabri segreti e ai suoi discutibili principi.

Sono molto interessato al potere e a come possa assorbire e distruggere le persone.

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L’America è quel posto in cui ancora oggi il fanatismo dilaga assumendo svariate forme, basti pensare ad esempi eclatanti come all’Ark Encounter: una vera e propria ricostruzione dell’Arca di Noé situata nel Kentucky ed adibita a parco divertimenti dall’associazione cattolica creazionista Answers in Genesis. 155 metri di legno, con tanto di dinosauri, pronti a farsi simbolo di un volto neanche troppo celato di questo paese.

Evenson parte da qui, ma soprattutto dalla sua lunga esperienza mormonica familiare. Dopo esser cresciuto a pane e Joseph Smith, figura profetica di riferimento per i mormoni, riceve furiose critiche dall’intero movimento stesso dopo la pubblicazione di «Altmann’s Tongue». Le accuse sono quelle di farsi tramite di una visone violenta e depravata, tanto da essere invitato a dimostrare la sua buona fede – in quanto consigliere vescovile – attraverso il più forte dei gesti: cessando di scrivere.

Nasce forse con fare antagonista l’esigenza di interrogarsi sul potere, sul peso che i dogmi possono avere sulla vita delle persone. Attraverso il genere le grandi domande possono farsi ancora più scomode, soprattutto dopo aver riconosciuto una propensione autoriale atta a forzare la realtà attraverso la violenza e il sensazionalismo. «Gli ultimi giorni» non risparmia nulla: amputazioni, uccisioni in serie ed estremismo. Senza però perdere di credibilità, senza che la vicenda abbandoni la strada del reale affidandosi a quella meno impervia del fantastico.

Tanti sono gli scrittori americani mormoni dalle cifre significative: da Brandon Sanderson – la voce indiscussa del fantasy moderno – , a Stephenie Meyer – mamma di Twilight, la saga dei vampiri romance di successo mondiale-. Nessuno di questi ha però avuto contrasti per la sua poetica immaginifica, per il suo credo letterario.

Come riconosci il momento in cui cessi di essere umano?

Kline si interroga sulle varie forme da poter adottare per investigare il male, senza necessariamente indossare la maschera dei mostri. Mai farsi ingannare dalle apparenze, come ad esempio quella suggerita dalla cover: la convinzione di trovarsi tra le mani un horror. Nulla di più sbagliato, ma non di meno pericoloso.

Brian Evenson costruisce un poliziesco serrato, di quelli al cardiopalmo, in cui la scrittura è completamente asservita a una ritmo forsennato. Dita tagliate, bende e fughe lasciano comunque spazio a quell’introspezione che la tradizione chandleriana, così come quella dei maestri del giallo francofono, ha modellato e reso riconoscibile. Ci sono sì tutte le strutture del thriller a stelle e strisce, ma sono svariate le ispirazioni capaci di svelarsi tra i dialoghi taglienti e ironici.

Le mie ispirazioni le ho trovate con Bohumil Hrabal, Jean Genet e Pinter, ma soprattutto nel teatro dell’assurdo.

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Brian Evenson a Book Pride 2024 ©Andrea Pennywise

Sorridendo sornione mi sono trovato a chiedermi se fosse più importante la carne o la verità, a quali rinunce sarei stato disposto pur di afferrarla, quali porte orrorifiche siamo costretti a varcare con la scusa del compromesso.
Dall’affaccio su questi pensieri ho osservato la bravura di un autore capace di mostrare il terrore celato nel reale, attraverso il racconto e nel credo di chi ha visto un’alternativa per spiegare e spiegarsi una realtà sempre più famelica. Come se Evenson ci suggerisse come le idee, in questi nostri ultimi giorni, possano essere i veri mostri della contemporaneità.

Questo è un romanzo composto da due novelle simili a due creature cucite tra loro, con una cicatrice in comune.

Peter Straub

Il dubbio si insinua nelle cicatrici, nelle intersezioni della pelle. Come suggerisce lo stesso Gesù: “per alcuni non esiste altro che ciò che si può toccare con mano”. Difficile quando di mani te ne rimane una sola, e non è detta che abbia ancora tutte le dita a corredo.

Questa storia è un ibrido che ha saputo conquistare anche diversi autori, nonché svariate penne legate agli ambienti accademici. Non sorprende quindi leggere dell’amore di George Saunders, di Ben Marcus o di Peter Straub, il compianto maestro dell’horror scomparso appena pochi anni fa. Fu Straub, tra l’altro, a captare tra i primi la fama accademica di Evenson, il passaparola tra le aule e gli studenti, per poi suggerire al collega della sua propensione orrorifica.

«Gli ultimi giorni» è il libro da leggere per capire cosa sarebbe diventata l’America, ma soprattutto cosa è diventata oggi l’accettazione smodata al credo. Una scusa per raccontare di certi americani e del loro fanatismo, ma soprattutto per riflettere su gran parte del potere della comunicazione di oggi.

Non troverete qui né la mostruosità di Barker né la politica post-esotica di Volodine, la direzione rimane però la stessa su una certa attenzione alle destrutturazione umana e psicologica. Anche dopo la disumanizzazione, dopo quel lento processo del dubbio capace di trasformarci in veri e propri assassini, non potremo fare a meno di chiederci:

E ora dove vado? E adesso?

Gli ultimi giorni sono quelli che raccontano del rapporto tra l’espiazione e il male, raccontano in una forma alternativa di arti tranciati la storia di dubbi più vecchia e sanguinolenta del mondo. La risposta ci dice Evenson si nasconde nel domani di un giorno mutilato dalla sua parte più bella, quella conservata in una scatola come un talismano, la stessa che è riuscita a diventare, solo grazie a un po’ di fede, una speranza cremisi.

Autore: Brian Evenson
Traduttore: Orso Tosco
Editore: nottetempo
Collana: Narrativa
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tag #Americana #Poliziesco

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